Appalto e vendita: "quid iuris" quando alla prestazione di "fare" si affianchi q


Quando alla prestazione di ‘fare’, caratterizzante l'appalto, si affianchi quella di ‘dare’, tipica della vendita, deve aversi riguardo alla prevalenza o meno del lavoro sulla materia al fine di stabilire se si tratti di appalto o di vendita.

Lo ha stabilito il Tribunale di Roma, sezione X, Giudice Dott.ssa Paola Grimaldi, con sentenza n. 18298/2018, pubblicata il 27 settembre 2018.

<<La giurisprudenza più recente- si legge nella sentenza -, invece, è concorde nel ritenere che ai fini della differenziazione tra vendita ed appalto, quando alla prestazione di ‘fare’, caratterizzante l'appalto, si affianchi quella di ‘dare’, tipica della vendita, deve aversi riguardo alla prevalenza o meno del lavoro sulla materia, con riguardo alla volontà dei contraenti oltre che al senso oggettivo del negozio, al fine di accertare se la somministrazione della materia sia un semplice mezzo per la produzione dell'opera ed il lavoro lo scopo del contratto (appalto), oppure se il lavoro sia il mezzo per la trasformazione della materia ed il conseguimento della cosa l'effettiva finalità del contratto (vendita) (da ultimo v. Cass. civ., Sez. II, 12.3.2018, n. 5935); è, pertanto, a tali elementi che occorre guardare per qualificare correttamente il contratto posto in essere tra le parti.>>

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