Un cittadino extracomunitario, familiare di un cittadino UE, può beneficiare del diritto di soggiorn


Secondo l'avvocato generale Bot, un cittadino di uno Stato non UE, familiare di un cittadino dell'Unione, può beneficiare di un diritto di soggiorno nello Stato membro nel quale quest'ultimo ha soggiornato prima di acquisirne la cittadinanza e di sviluppare una vita familiare.

Sono queste le conclusioni dell'avvocato generale della Corte di giustizia dell'Unione europea nella causa C-165/16, depositate in data 30 maggio 2017.

La causa nasce dal ricorso del sig. Touflik Lounes, cittadino algerino e, quindi, non UE, che aveva sposato la sig.ra Perla Nerea Garcia Ormazabal, cittadina britannica, e, pertanto, UE, ed aveva chiesto al ministro dell'Interno del Regno Unito la carta di soggiorno in qualità di familiare cittadino dello Spazio economico europeo (SEE), ricevendo, per contro, la notifica di un avviso, accompagnato da una decisione di allontanamento dal Regno Unito, con la motivazione che aveva superato la durata del soggiorno autorizzato in tale Stato in violazione dei controlli in materia di immigrazione.

Per garantire l'effetto utile dei diritti conferiti dalla cittadinanza dell'Unione, afferma l'avvocato generale, le condizioni di concessione di tale diritto di soggiorno derivato non dovrebbero, in linea di principio, essere più rigorose di quelle previste dalla direttiva relativa al diritto di libera circolazione dei cittadini dell'Unione (Direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri).

Sebbene le condizioni di acquisto e di perdita della cittadinanza rientrino nella competenza di ciascuno Stato membro, tale competenza deve essere esercitata nel rispetto del diritto dell'Unione e le norme nazionali devono rispettare quest'ultimo.

L'avvocato generale rileva che, ai sensi dell'articolo 21 TFUE, gli Stati membri devono consentire ai cittadini dell'Unione, aventi la cittadinanza di tali Stati, di circolare e soggiornare nella loro territorio con i loro congiunti ed, eventualmente, taluni altri familiari aventi la cittadinanza dell'Unione. L'avvocato generale richiama, a tale riguardo, la giurisprudenza della Corte, secondo cui, al fine di garantire l'effetto utile di tale articolo, occorre applicare per analogia le disposizioni della direttiva in caso di ritorno del cittadino dell'Unione del proprio Stato membro d'origine.

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