Alle origini del conflitto tra potere esecutivo e potere giudiziario: i Parlamenti francesi

Vi avevo promesso, nelle mie precedenti mille parole, di raccontarvi gli sviluppi del conflitto tra monarchia francese e parlamenti dopo la sconfitta della Fronda (1653).

Mi sono accorto, però, che per meglio comprendere la questione bisogna dire qualcosa di più sull’origine e la funzione dei parlamenti francesi.

Facciamo, quindi, un passo indietro.

All’inizio del Medioevo, in Francia, il re veniva assistito, negli affari del regno, da una Curia ed una Corte, chiamata Curia regis, Corte del Re. Questa, in origine, era formata da un solo corpo, ma le esigenze dei tempi ne causarono una tripartizione: il Consiglio del Re, per gli affari politici, la Camera dei Conti, per i problemi finanziari, ed il Parlamento, appunto, per l’amministrazione della giustizia.

Questa fu l’origine storica del Parlamento di Parigi nel XIII secolo, che ebbe giurisdizione su tutta la Francia fino al XV secolo, quando furono creati nuovi Parlamenti territoriali, sino a raggiungere il numero di tredici.

Questi Parlamenti, oltre ad avere un ruolo giudiziario, funzionando come Corti d’Appello e di Cassazione, sia in materia civile che penale, per le cause concernenti il Terzo Stato, e come giurisdizione speciale di primo grado per quelle concernenti la nobiltà, svolgevano anche una certa funzione politica. In quanto giurisdizioni di ultima istanza, procedevano ad una sintesi della giurisprudenza e della procedura, svolgendo una funzione di unificazione e interpretazione del diritto simile a quella della nostra Corte di Cassazione. Inoltre, esercitavano un controllo di legalità sulle ordinanze, editti e pronunciamenti del re, stabilendone la compatibilità o meno con le leggi, i costumi e gli altri regolamenti vigenti. Per diventare esecutivi nel regno, infatti, gli atti normativi regali, dovevano superare il controllo di legittimità dei parlamenti che, altrimenti, ne negavano la registrazione.

Mi sono accorto di aver superato abbondantemente le mille parole, per cui a risentirci la prossima settimana.

Tratto dalla rubrica "Le mille parole di Stefano Nitro", e pubblicato sul blog "Italia Popolare" il 23 febbraio 2017

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